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 "Si vis pacem, para bellum"

 

sabato, novembre 21, 2009

 CAMPAGNA ADESIONI PDL 2009

Campagna tesseramento 2009/10

Per l'iscrizione contatta Alex Cioni: cell.3394355919 - email. alexcioni@schio.it

oppure direttamente online : http://www.ilpopolodellaliberta.it/adesioni/index.htm

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mercoledì, novembre 11, 2009

POLITICA. Parte il tesseramento, i vertici provinciali si strutturano, nel 2010 i congressi per interpretare le novità

Dopo l’eclissi, rispunta il Pdl
«Fare partito, cercare gente»

Primi comandamenti: reggere la sfida della Lega nord e contraddire le previsioni calanti dei sondaggi per la Regione

Finalmente la nomina della direzione provinciale: un provvedimento atteso dalla primavera, maturato in estate e deciso a Roma la settimana scorsa. Finalmente il tesseramento, dopo l’anno e mezzo di apnea vissuto in Forza Italia e Alleanza nazionale che andavano alla fusione: inizia in questi giorni e varrà per quest’anno e per il prossimo. 
Riecco il Popolo della libertà, dunque, dopo un’eclissi organizzativa cominciata in inverno - al tempo del congresso per l’unificazione - ma comunque non patita sul piano elettorale, visto l’esito delle europee di giugno.
Però ci sono altre elezioni in vista, le regionali di fine marzo. E la strutturazione sul territorio serve rapidamente. Tanto più che c’è da combattere e contraddire la tendenza calante dei sondaggi che nel Veneto danno il Pdl 8-10 punti percentuali sotto la Lega nord, alleata-concorrente che aspetta anche il traino-consensi della candidatura presidenziale post-Galan. Fare partito, cercare gente, mobilitare energie: le cose da fare sono le solite, stavolta più urgenti.
Ieri la nuova dirigenza del Vicentino - approvata e vidimata il 4 novembre a Roma - ha fatto il primo esordio davanti ai mass-media.
«In questa fase transitoria c’è stata grande sintonia tra di noi» ha ribadito l’europarlamentare Sergio Berlato, confermando le parole di Pierantonio Zanettin di cui è “vicario” nel coordinamento provinciale: «Il Pdl è molto unito e determinato. C’eravamo presi un po’ indietro, ma adesso siamo qui».
TESSERAMENTO. Due sono le forme d’iscrizione al partito e due le tessere.
Si può seguire la via “cartacea” tradizionale, rivolgendosi ai circoli comunali e passando per la federazione provinciale. E si può utilizzare il sito internet nazionale www.ilpopolodellaliberta.it per un tesseramento diretto.
Con 50 euro ci si “associa” per il 2009-2010 e si diventa pidiellini attivi e passivi: nel senso che si può votare per gli organi interni e si può fare carriera dirigenziale. Con 20 euro si “aderisce” e si diventa titolari del solo diritto di contare nelle occasioni sezionali e congressuali interne. Sono previsti sconti per juniores e seniores.
CONGRESSI. Dopo le elezioni regionali del 2010 il Pdl dovrebbe avviare la sua prima fase di democrazia interna, passando dalle nomine e dalle cooptazioni dall’alto - come qualla che ha spartito finora tra ex-forzisti e ex-aennisti i posti di comando sulla base del rapporto 70%-30% - alle gare congressuali aperte.
«Sarà probabilmente nell’autunno del prossimo anno» ipotizza Zanettin. «Ci arriviamo con un’unità interna che sta superando le appartenenze d’origine: il nostro elettorato si è già mescolato, adesso tocca alla dirigenza» aggiunge Berlato.
REGIONE. La lista per il 2010 in Regione sarà l’ultima costruita ancora secondo lo schema FI-An, 6 posti e 2 posti, più un eventuale posto-Vip nella Lista del Presidente. Nomi della “rosa” tra cui scegliere? Quelli già noti: Fontanella, Toniolo, Pasinato, Prezalis, Qualarsa, Bizzotto, Meneghini, Donazzan, Caretta, Conte.

Ecco i nomi che compongono il direttivo provinciale Pdl

In direzione con le quote, ma questa è l’ultima volta

 

Ex-Forza Italia: 21 membri. Ex-Alleanza nazionale: 10. Ex-partitini minori: 3.
Sono queste le proporzioni post-partitiche fissate per la prima direzione provinciale del Popolo della libertà, e per l’ultima volta utilizzando lo schema percentuale fissato nel 2008, perché dall’anno prossimo saranno i congressi a decidere nomi e numeri. La proposta era partita da Vicenza a metà luglio, firmata dal coordinatore-commissario Pierantonio Zanettin e concordata con il “vice” Sergio Berlato. Da Roma è ritornata a metà della scorsa settimana col “visto” del coordinamento nazionale Bondi-Verdini-La Russa e con limitati ritocchi. La rappresentanza pidiellina è distribuita su tutto il territorio provinciale e copre quasi tutte le aree interne formatesi in Forza Italia e in Alleanza nazionale prima e durante il processo unitario. Rilevante è l’assenza di nomi chiaramente riferibili all’area ex-aennista facente capo all’ex-deputato vicentino Giorgio Conte. Tra i nomi forzisti sono presenti - oltre alla leader Lia Sartori - tutti i maggiori capi-area provinciali e quasi tutti i pronosticati per un prossimo ingresso nella lista del Pdl per le elezioni regionali del 2010. Ecco chi sta al vertice provinciale, con Zanettin e Berlato nominati al tempo dell’unificazione FI-An.
POST-FORZISTI: Lia Sartori, Antonio Pasinato, Giuliana Fontanella, Costantino Toniolo, Nereo Galvanin (tesoriere), Dino Secco, Marco Tolettini, G. Maria Forte, Romano Leonardi, Eleutherios Prezalis, Nicola Ceretta, Enrico Hüllweck, Graziano Meneghini, Alessandro Moscatelli, Carmela Maresca, Fabio Nicoletti, Roberto Tezza (responsabile enti locali), Giampi Zanata, Mattia Pieropan e Ferruccio Cervato.
POST-AENNISTI: Elena Donazzan, Marcello Spigolon, Valter Gasparotto, Francesco Rucco, Valerio Sorrentino, Giorgio Meneghetti (responsabile organizzativo), Claudio Mazzocco, Alessandro Benigno e Umberto Venturini.
MINORI & MINIMI: Giuseppe Ceccato (ex-Popolari liberali di Carlo Giovanardi); Giorgio Beggiato (ex-Democrazia cristiana per le autonomie di Gianfranco Rotondi) e Alex Cioni (ex-Azione sociale di Alessandra Mussolini).
Il Giornale di Vicenza - Antonio Trentin - 11.11.09
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martedì, ottobre 27, 2009

Draghi assolve i banchieri da ogni responsabilità, ma allora la crisi mondiale chi l'ha generata?

IL PEGGIO DEVE ANCORA VENIRE

Per Mario Draghi ci sono nuovi problemi in arrivo che dovranno essere risolti, come la sostenibilità del debito pubblico, la "sofferenza" del mercato lavoro e la definizione di nuove regole per i mercati. Gli stessi problemi, aggravati, che i presidenti delle banche centrali non sono stati in grado di prevedere. Draghi & soci propongono quindi le solite misure liberiste come il taglio delle spese sociali, l'introduzione massiccia del precariato e una banca mondiale che detterà la sua volontà agli Stati nazionali. 

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lunedì, ottobre 26, 2009

 CAMPAGNA ADESIONI PDL 2009

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mercoledì, ottobre 21, 2009

VOTO AGLI IMMIGRATI: UNA PATACCA SPACCIATA PER BATTAGLIA DI CIVILTA’
 
Ciclicamente torna di attualità nell’agenda politica italiana la discussione sulla concessione del voto ai cittadini stranieri. Da qualche giorno è stata depositata alla Camera dei deputati una proposta di legge, sottoscritta anche da alcuni esponenti del Pdl (una minoranza per fortuna), con la quale si vorrebbe concedere il diritto di voto per le elezioni amministrative ai cittadini extracomunitari regolarmente residenti in Italia da almeno cinque anni.
Una proposta che può sembrare di buon senso e pure giusta ma che in realtà è figlia di una cultura politica che non ha mai abbandonato il desiderio di realizzare un disegno multiculturale – inteso come la perdita delle identità e specificità nazionali - per certi versi già consegnato alla storia perché stride con la realtà che ci circonda e la stessa storia del genere umano. Di tanto in tanto non guasterebbe guardare a cosa accade in giro per l’Europa per accorgersi del fallimento del melting pot e di come di questo filone di pensiero, più filosofico che politico, non sia la soluzione ma l’origine di altri problemi.
Tuttavia, è inevitabile che il mondo politico discuta sugli effetti che sta producendo alla nazione una presenza sempre più considerevole di cittadini stranieri provenienti dai più svariati posti del pianeta. E’ giusto discutere di integrazione, di regole e di valori, di diritti e di tutto ciò che in qualche modo possa costituire un modello socio-politico di convivenza tra gli autoctoni e gli stranieri; come è altresì pacifico ridiscutere di eventuali nuove norme più attinenti al tempo in cui viviamo per quanto riguarda l’acquisizione della cittadinanza italiana. Ebbene, ciò premesso, non si può comunque omettere la realtà dei fatti: sfido chiunque a dimostrare che gli stranieri in regola, con una famiglia e un lavoro, non possiedano diritti. Basterebbe entrare in una sede di qualche sindacato italiano per vedere con i propri occhi di come e quanto oggi gli immigrati siano sindacalizzati quasi più di noi italiani; basterebbe lavorarci assieme per capire di come e quanto bene conoscono le normative per l’ottenimento di bonus o di sussidi sociali; basterebbe sfogliare le graduatorie comunali per le richieste degli alloggi di edilizia residenziale pubblica per avere anche qui sott’occhio la prova provata che questi stranieri tutto sommato non sono poi trattati così male come qualcuno vorrebbe farci credere. I fatti parlano chiaro, altro che diritti negati agli stranieri, caso mai esiste un problema contrario: vale a dire i diritti negati agli italiani, ai nativi italiani, che si vedono portare via da sotto il naso ciò che spetterebbe prima di tutto a loro. So benissimo che a pensarla in questa maniera si viene accusati di populismo (non vedo poi cosa ci sia di male ad esserlo), poi però se penso che chi ti liquida in questo modo solitamente lo fa dall’alto del suo scranno col culo al caldo e un lauto stipendio, sono ancora più convinto assertore di queste posizioni populiste.  
Insomma, diciamoci la verità. Siamo di fronte all’ennesima proposta di legge spacciata come una battaglia di civiltà quando invece è una patacca neanche tanto originale, buona forse per le discussioni edulcoranti di certi salotti o tutt’al più per rilanciare certi loschi disegni geometrici di palazzo sospinti da taluni poteri forti che si ostinano a osteggiare un governo eletto democraticamente. Di certo, invece, se la patacca dovesse malauguratamente diventare legge, diverrebbe una mina per scardinare l’ultimo diritto di noi italiani: quello di decidere solo noi, almeno formalmente, sulle questioni che ci riguardano. E scusate se è poco…
 
Alex Cioni
- Popolo della Libertà -
martedì, ottobre 13, 2009

Il governatore della banca (privata) d'Italia verso una successione a Trichet, non gradita a Tremonti

COSI' PARLO' MANDRAKE...

Tra un "board" e l'altro - Trilateral e Bilderberg, Bce e G20, G7 e banca mondiale-Fmi, l'ubiquo Mario Draghi ha declamato a Venezia la sua ricetta per fermare la crisi. Ovviamente, non la crisi delle famiglie, del popolo italiano, ma quelle delle banche azioniste della banca centrale che presiede. Chiamate a "riorganizzarsi" sul fronte del credito e del rastrellamento del risparmio, ma non a resituire ai cittadini italiani le quote di proprietà della banca nazionale indebitamente da queste trattenute. Non è mancata, sull'onda di quanto affermato dal governatore suo pari della banca centrale europea, il consueto diktat sul "risanamento dei bilanci" degli Stati Ue. Come se fosse possibile tirare ancora più la cinghia agli italiani.

giovedì, ottobre 08, 2009

L'ultimo quadrato a garanzia dei privilegi minacciati

OLIGOPOOL

Lo scontro tra la democrazia delegata, con tanto di apparato oligarchico produttore di metastasi e la svolta autocratica che immancabilmente prelude al rilancio della democrazia diretta, ha visto la bocciatura del lodo Alfano come “incostituzionale”. Curioso se esistono, come esistono nel nostro ordinamento, le immunità parlamentari e l'impunibilità del Presidente della Repubblica che, a differenza della Francia, non comanda l'esecutivo e dunque non ha funzione strategica.
Dopo che il “Modello L'Aquila” aveva messo a nudo le differenze non poteva comunque andare altrimenti.
Cos'è questo “Modello L'Aquila”? Decisionismo + competenza + consenso generale.
Alcuni esempi. Per oltre cinque anni si era parlato, in discussioni interminabili, di trasformare l'aeroclub aquilano in areoporto. Il duo decisionista Berlusconi e Bertolaso lo ha realizzato in quaranta giorni e già partono i primi voli di linea.
Le case per i terremotati, quelle che nessuno voleva credere fossero pronte già in autunno, sono spaziose, eleganti e completamente rifinite, dalla lavatrice alle tende delle finestre. I pilastri hanno subito test antisismici per scosse simulate di ampiezza 8,5; per intenderci il terremoto di aprile raggiunse come massimo 6,3.
La costruzione delle case procede ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, con turnazione di ben settemila operai. Dai primi di giugno, quando è partita, non ci sono stati incidenti sul lavoro.
L'entusiasmo dei lavoranti si accompagna a quello dei cittadini. La sola nota stonata è l'indignazione di chi lavora perché si ritiene penalizzato dalla disinformazione o dalla cappa di silenzio. “Siamo uno strano popolo noi italiani – ci ha detto ieri un capomastro – sappiamo solo criticare e parlare di meschinità e tutto quello che facciamo di bello l'oscuriamo, quasi ce ne vergognassimo.”
Meno soddisfatti tra gli aquilani sono  quelli che non dipendono dal decisionismo ma dalla burocrazia. Ovvero dalle pastoie della democrazia delegata e delle caste.
Difatti nessuno si occupa delle case lesionate perché la pletora di controlli e permessi ha paralizzato l'iniziativa al punto che  chi ha perso la casa si è accorto di essere  stato più fortunato di chi l'ha avuta gravemente danneggiata.
Non sta meglio chi ha perso il lavoro visto che abbiamo molti casi in cui si attende il versamento della cassa integrazione da sei mesi. Come se un terremotato che con la casa abbia perso anche il lavoro potesse attendere.
Chi va a L'Aquila ora si rende agevolmente conto di persona della differenza abissale che passa tra la democrazia delegata, vero cancro di questo Paese, e la sua sospensione che produce sorprendenti risultati e rosee prospettive.  Ne consegue la presa d'atto che è possibile voltare pagina rispetto alle prassi di cosche partigiane che hanno avvelenato per decenni questa terra colonizzata,
In difesa della democrazia delegata, ovvero delle lobbies e delle oligarchie minacciate dal confronto dirompente, serviva un forte strappo, una difesa strenua. Il responso pareva annunciato e scontato. Ora staremo a vedere che succederà.
L'offensiva dei mandarini, dei valvassini, della City e dei cointeressati nel “progetto Nabucco”  intralciato dall'Eni e dal premier, è partita in pieno stile. In quanto alla pelle dell'orso solo il domani ci saprà dire se ha senso venderla. E se, comunque, sarà venduta cara.

Noreporter (www.noreporter.org)

martedì, ottobre 06, 2009

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lunedì, ottobre 05, 2009

Tremonti attacca un sistema finanziario che vuole continuare a comandare

LE BANCHE CONTRO L'ITALIA

Le principali banche italiane hanno respinto l'invito di Tremonti di emettere i bond che il Tesoro avrebbe sottoscritto per permettere agli stessi istituti di finanziare le imprese, penalizzate dalla stretta creditizia. E' ormai in corso un braccio di ferro tra le banche italiane, da tempo padrone del Paese, e il ministro dell'Economia che nei giorni scorsi ha portato un affondo invitando il sistema bancario a rinunciare ai facili profitti finanziari per tornare a svolgere la sua missione primaria: finanziare il sistema produttivo delle piccole e medie imprese e non solamente  gli "amici" della  fiat e dintorni. 

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lunedì, ottobre 05, 2009

A proposito delle esternazioni del ministro Brunetta e della replica stizzita dell'ultracasta

LA MAGISTRATURA? COME LA GRAPPA

"La magistratura italiana è perfetta, come la grappa. Bisogna eliminare il capo e la coda. Il capo sono Csm e Anm, governati da logiche spudoratamente  clientelari; la coda sono quei pochi che hanno mania di protagonismo e di cui mi ritengo parte offesa". Così Giuseppe Ayala che, di giudici, se ne intende. In Italia a giurare di essere "fedeli alla Repubblica" e di "adempiere i doveri inerenti l'ufficio" sono 9116 togati. Dei quali sì e no un terzo sono realmente addetti a tutelare la giustizia in Italia, mentre  i due terzi si godono aspettative, arbitrati, consulenze extra-lavoro nonostante oltre 1000 provvedimenti disciplinari (finiti negli ultimi sette anni per l80% dei casi a tarallucci e vino). Un'ultracasta che, come grida l'Anm di Palamara si lamenta pure delle giuste critiche rivolte dal ministro...

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domenica, ottobre 04, 2009

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Però non toglieteci la trasmissione, ha un fascino meschino

DANNO ZERO

Vauro mascherato da babbo natale irrompe in studio, scarica vignette (riciclate) dal sacco e saluta. Finisce così la seconda puntata di annozero.
Emblematica. Arrabbiata, rancorosa, rumorosa. 
Se fossi un tifoso all'ultimo stadio di Berlusconi, sprizzerei gratitudine. 2 o 3 punti percentuale li abbiamo portati a casa, e giocavamo fuori! 
Ma, dismesse le vesti dell'elettore, mi limito a tifare con scarsa soddisfazione per il mio Catania rossazzurro.
Annozero ce la mette tutta, lo riconosco. Santoro e Travaglio sono due punte magnifiche. In serale la squadra dà il meglio: la ragazza del collettivo femminista che richiama le donne alla piazza perchè i maschi italiani sono indecenti, la meretrice D'Addario che ammicca alla telecamera, dà lezioni di moralità (la curva la applaude a più riprese, è la nuova Maria Maddalena...) chiede al sindaco di Bari che "le approvi il suo progetto" perché, povera, lei fa la puttana da quando papà per quel progetto si è suicidato! C'è il magistrato che rivendica con orgoglio di essere il segretario regionale pugliese del PD - la cosa non sembra, di per sè, entusiasmare la curva - e minaccia a più riprese querele (le giudicheranno i suoi colleghi, la strada è in discesa) dando nel contempo del buffone e del bugiardo ai contraddittori.
Santoro ridacchia e nicchia quando Belpietro sottolinea incongruenze e osa - ospite villano - porre domande. Travaglio castrato,  si contiene perchè rischia la disoccupazione da mamma Rai.
Tutti ridono, tutti arrossiscono e si danno di gomito... forza, dagli al presidente puttaniere! Che immoralità, gli piace scopare! Non solo, gli piace scopare ragazze giovani ed avvenenti!
Come non allietarsi di cotanta pagliacciata! Che ci fosse somiglianza tra preti e comunisti è cosa che sostengo da tempo (un periodo se le cantavano, eran schermaglie d'amore). Identicamente cupi, col vizietto della predica verbosa, strenui tifosi dell'umanitá invertita degli ultimi che saranno i primi. Ma, soprattutto, identicamente moralisti. Verginità, castità, astinenza! Guai a te, presidente chiavatore! 
E guai a voi, che mi volete cancellare Santoro! Lasciatelo picconare i suoi compagni, ridicolizzare se stesso, riaccendere pruriti, distruggere quello che resta del malconcio edificio culturale della sinistra.
Gloria a te, o Santoro! Gloria nell'alto dell'etere!

Salvo Puleo

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domenica, settembre 06, 2009

«HANNO RACCOLTO MOLTI FONDI PUBBLICI MA NON DANNO SUFFICIENTE LIQUIDITÀ ALLE IMPRESE»

"MAI PIU' BANCHE CHE COMANDANO GOVERNI"

Tremonti al G20 di Londra rilancia la stretta sui bonus. L'avidità dei banchieri tra le cause della crisi

LONDRA - Il dibattito sui bonus dei banchieri «serve a dare un messaggio più generale: non è possibile che le banche comandino sui governi e sulla politica»: lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti al Tg1, a margine del G20 finanziario di Londra. «Non ha senso - ha insistito Tremonti - che le banche siano più grandi dei governi stessi, tanto che poi quando hanno problemi questi diventano anche problemi dei governi. Le banche devono essere al servizio della gente, non la gente al servizio delle banche». Una bozza del documento del G20 ha indicato un accordo sui limiti ai compensi dei manager che prevederebbe il recupero dei premi in caso di cattivo andamento della banca e l'obbligo di trasparenza sulle retribuzioni ai banchieri. L'obiettivo è di proseguire - in sede G20 - con passi graduali, nel tentativo di regolamentare le retribuzioni dei manager.

NO AI CONDIZIONAMENTI - Tremonti attribuisce molta importanza alla relazioni tra politica e banche. Dopo avere premesso di non riferirsi ad alcuna banca in particolare, il ministro ha indicato che gli istituti di credito «non possono essere troppo grandi da non poter fallire» (in linea con quanto asserito recentemente dalla cancelliera tedesca Angela Merkel) e che non possono trovarsi nella condizione proprio a causa della loro dimensione «di condizionare i governi». Il problema «è che devono essere al servizio dei cittadini perché hanno una funzione pubblica». Nella lettera firmata con altri sei ministri delle finanze europei Tremonti ha individuato nell'«avidità» dei banchieri uno dei fattori della crisi finanziaria. Gli stessi bond a sostegno del patrimonio bancario devono essere considerati «uno strumento al servizio delle imprese».

«ORA TOCCA ALLE BANCHE» - «Abbiamo da parte fondi assolutamente sufficienti, abbiamo stanziato ingenti risorse per gli ammortizzatori sociali», ha risposto Tremonti a chi lo interpellava sull'allarme disoccupazione lanciato da diversi istituti internazionali. «Il lavoro è oggetto fondamentale della nostra azione - ha proseguito il ministro - siamo assolutamente concentrati sul lavoro. Il governo su questo punto ha fatto la sua parte, ora tocca alle banche che devono fare di più sul fronte dei finanziamenti alle imprese». «Le banche hanno raccolto molti fondi pubblici, soprattutto all’estero, ma non danno sufficiente liquidità alle imprese. Hanno in mente i loro bilanci, e non il bilancio d’insieme. E’ un problema anche italiano», aveva anticipato Tremonti al Tg1. Il ministro ha aggiunto: «Noi abbiamo un’economia fatta di piccole e medie imprese e un eccesso di concentrazione in banche che hanno una dimensione industriale e vedono troppo poco il territorio, le famiglie, gli imprenditori e le persone. Questo è un altro punto che va risolto. Questa dimensione - ha aggiunto - non sempre si adatta alle dimensioni della nostra economia e alle piccole e medie imprese».

I TREMONTI-BOND - Al termine della riunione ministeriale del G20 a Londra, il ministro è intervenuto a proposito dei Tremonti-bond, dicendo che sono stati chiesti dalle banche e non imposti dal governo. Inoltre, ha sottolineato, devono essere considerati «uno strumento al servizio delle imprese» e non delle banche. «Quei bond sono stati chiesti dalle banche e dall’Ue e attuati dal governo», ha spiegato Tremonti, osservando: «Quando una banca dice che non servono, si scorda delle imprese». Il ministro ha inoltre osservato che i costi dei bond non sono elevati, in quanto «non sono strumenti di debito ma di patrimonio, ed in ogni caso non servono alle banche ma alle imprese».

PASSERA: «HA RAGIONE» - Tremonti «ha perfettamente ragione» quando dice che le banche non possono comandare i governi, commenta l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera a margine dei lavori del Workshop Ambrosetti. Passera difende però le banche italiane dall'accusa di guardare troppo poco al territorio: il sistema bancario italiano è, a suo giudizio, tra quelli che «più sono stati vicini all'economia e alla società». E a proposito dei bonus: «Ci sono stati tali eccessi che la necessità di intervenire da parte della politica, e anche il risentimento sociale, che in alcune parti del mondo è cresciuto, sono più che giustificati».

Il Corriere della Sera 05.09.09

mercoledì, settembre 02, 2009

Berlusconi minaccia di bloccare il Consiglio Europeo se insistono a imporci l'immigrazione

IL DANZICHENECCO

(APCOM) Ai giornalisti che a Danzica gli chiedono di commentare la richiesta della Ue di chiarimenti circa i respingimenti effettuati dall'Italia nei confronti degli immigrati, Berlusconi risponde che "non è vero, si strumentalizzano espressioni di portavoce, è un problema che porterò sul tavolo del prossimo vertice dei capi di Stato e di Governo". Il premier spiega poi la sua posizione "decisa e precisa: non daremo più il nostro voto bloccando di fatto il funzionamento del Consiglio europeo ove non si determini che nessun commissario europeo e nessun portavoce di Commissione possa intervenire più pubblicamente su alcun tema". Berlusconi ribadisce quindi oggi con ancora più fermezza la sua posizione secondo la quale "deve spettare solo al presidente della Commissione e al suo portavoce di intervenire, e chiederò che commissari e portavoce che continuino nell'andazzo di tutti questi anni vengano dimissionati in maniera definitiva". Secondo Berlusconi le dichiarazioni dei portavoce della Commissione creano una situazione "che non si può accettare perché si danno alle opposizioni di ogni Paese delle armi che invece non esistono".

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lunedì, agosto 31, 2009

 BERLUSCONI: RIGORE CON GLI IMMIGRATI, NON POSSIAMO ACCOGLIERE TUTTI

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lunedì, agosto 31, 2009

<<Non sono affatto pentito. Finché i moralisti speculeranno su ciò che succede sotto le lenzuola di altri, noi ficcheremo il naso sotto le loro”>>

EVVAI VITTORIO!!

''Silvio Berlusconi ha diramato un comunicato nel quale si dissocia dal Giornale perché contrario alle polemiche sulla vita intima di chiunque -scrive Feltri- Ci saremmo stupiti se il premier avesse detto il contrario, e cioè che approvava la nostra iniziativa. Non c'è bisogno di rammentare che il compito di decidere in una redazione spetta al direttore il quale può essere licenziato da un momento all'altro, ma non limitato nei suoi poteri. Se sbaglia, paga; ma è libero di sbagliare. Su questo punto il contratto di lavoro non lascia margini a dubbi. Sono pronto a rispondere di quanto abbiamo pubblicato nella consapevolezza che fornire informazioni e commentarle è nostro dovere. Aggiungo che non sono affatto pentito di aver divulgato la notizia su Boffo e, in una circostanza analoga, il mio atteggiamento non cambierebbe di una virgola''.

''Abbiamo la certezza che questa faccenda non finirà qui. Replicheremo agli attacchi (scontati) di cui saremo oggetto, e rassicuriamo i lettori: non siamo mammole. Finché i moralisti speculeranno su ciò che succede sotto le lenzuola di altri, noi ficcheremo il naso (turandocelo) sotto le loro''.

Feltri sottolinea ancora che Boffo ''non ha smentito una riga'' di quanto pubblicato dal 'Giornale'. E osserva: ''Le reazioni sgangherate registrate ieri su questo fatto (e immagino la stampa di oggi quanto strillerà) dimostrano la malafede e il doppiopesismo di tanti politici e giornalisti. Per mesi la Repubblica (e non solo) ha sbattuto in prima, seconda, terza pagina articoli zeppi di insinuazioni, intercettazioni galeotte, interviste a prostitute e amiche di prostitute: una campagna interminabile finalizzata a demolire la reputazione del presidente del Consiglio, enfatizzando le sue performance di amatore instancabile''.

''I giornali sedicenti indipendenti e i politici progressisti hanno applaudito al gossip, talvolta alimentandolo; poi noi scopriamo che uno dei massimi censori, il numero uno di Avvenire, è un tipo che prima di parlare male di altri dovrebbe guardarsi allo specchio, e veniamo ricoperti di insulti''.

''La Cei, non senza imbarazzo, ha espresso generica e formale solidarietà a Boffo; non poteva fare diversamente -aggiunge- Forse non era al corrente del vizietto del suo portavoce giornalistico e, quand'anche fosse stata informata, sperava non sarebbero uscite indiscrezioni e ora, colta alla sprovvista, deve riflettere sul da farsi''.

Vai Vittorio! Il nemico è forte, arrogante e ipocrita ma la causa è santa e ce la puoi fare.

Da parte sua Vittorio Feltri, nel suo editoriale su 'Il Giornale', intitolato 'La rabbia dei moralisti smascherati', torna sul caso sollevato in merito al direttore di 'Avvenire' per ribadire  sua linea e sottolineare la sua indipendenza: ''Non sono affatto pentito'' . 

Il Giornale

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venerdì, agosto 21, 2009

 
ECCIDIO. La Mussolini scrive al ministro
 
FIORI ALLE EX CARCERI
INTERROGAZIONE AS-PDL
 
 
Il corteo del luglio scorso a cui si riferisce l’interpellanza. ARCHIVIOL’onorevole Alessandra Mussolini ha presentato su invito di Alex cioni, coordinatore regionale di As, un’interrogazione parlamentare in merito ai fatti accaduti a Schio il 5 luglio scorso quando sono stati deposti dei fiori davanti alle ex carceri. L’interrogazione presentata al ministro dell’Interno Maroni è volta a «chiedere chiarimenti in merito al comportamento tenuto dalle Forze dell’ordine. Una condotta che non ha garantito, così come invece precedentemente assicurato, la regolare deposizione dei fiori lasciando campo libero ad un gruppetto di provocatori comunisti di sloganare cori e canzonette partigiane a pochi metri dal portone delle ex carceri.
Di fatto Fogagnoli e i suoi hanno posto in essere una manifestazione non autorizzata che a nostro parere dovrà essere sanzionata così come previsto dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza».
 
Il Giornale di Vicenza - 19.08.09 - A.L.
domenica, agosto 09, 2009

LA CRISI COME VOLANO PER LA PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI ALLA GESTIONE DELLE AZIENDE
 
 
(Art. 46: ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende)
 
Si è parlato e scritto tanto in questi mesi in merito alle responsabilità e sulle cause dell’attuale crisi economica che a detta di molti è la più grave dal secondo dopoguerra. Attraverso questo modesto intervento è mia intenzione invece suggerire una discussione di cui si è sempre parlato e scritto poco o male anche per via di pregiudizi ideologici o strettamente legati ad interessi di casta oggi non più difendibili: la socializzazione, ovvero la partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle aziende così come previsto anche dall’articolo 46 della Carta costituzionale italiana.
In una stagione come l’attuale dove un pò tutti prendono le distanze dal dogma del “mercatismo” - come lo ha definito brillantemente il ministro Tremonti - e da un liberismo sfrenato senza regole e un codice etico, può essere l’occasione epocale  per affrontare finalmente una riforma sociale che si muova nella direzione di un riequilibrio dei rapporti di forza all’interno del mondo produttivo al fine di rendere il lavoro sempre meno oggetto e sempre più soggetto della produzione.
Dall’inizio dell’anno l’aumento della disoccupazione è un fatto conclamato come è un fatto oggettivo che più di qualche imprenditore ha colto la palla al balzo concessa dalla crisi economica per giustificare dei tagli al personale non sempre necessari all’azienda, ma funzionali all’accrescimento del tornaconto individuale in termini di profitto.
Non è possibile affrontare in questa sede tutta la storia recente di coloro che negli anni si sono pronunciati a favore del concetto partecipativo nel mondo del lavoro; una visione avveniristica che risale alla metà dell’ottocento da un ideale mazziniano, nazional-popolare e antimarxista. Un’idea che ha trovato in Europa vari modi, fino ad ora parziali, per attuarsi.
 La stessa Chiesa cattolica nel corso del novecento si è espressa a più riprese in tal senso, nel 1981 Papa Giovanni Paolo II scriveva in un’enciclica di revisione del “rigido” capitalismo e del concetto di proprietà privata dei mezzi di produzione, rilevando: “in questa luce acquistano un significato di particolare rilievo le numerose proposte avanzate dagli esperti della dottrina sociale cattolica ed anche del supremo Magistero della Chiesa. Sono queste le proposte riguardanti la comproprietà dei mezzi di lavoro, la partecipazione dei lavoratori alla gestione e/o ai profitti delle imprese, il cosiddetto azionariato del lavoro, e simili. Indipendentemente dall’applicabilità concreta di queste diverse proposte, rimane evidente che il riconoscimento della giusta posizione del lavoro e dell’uomo del lavoro nel processo produttivo esige vari adattamenti nell’ambito dello stesso diritto della proprietà dei mezzi di produzione”. 
Sta di fatto che al di là bei buoni enunciamenti l’unico tentativo degno di nota di applicazione dei suddetti principi, seppure in un contesto storico particolare e sospinto da una visione ideale più mazziniana che cristiano sociale, lo troviamo nel 1944/45 durante la Repubblica sociale italiana senza però riscuotere grande successo, un pò per l’opposizione degli occupanti tedeschi - fiancheggiati nell’occasione dagli industriali italiani – e, soprattutto, dalla non lieta situazione interna connessa agli eventi bellici.
Eppure, solo due anni dopo, nel 1947, i costituenti antifascisti, malgrado le resistenze di natura trasversale che hanno visto comunisti, sindacalisti e industriali dalla stessa parte sul fronte del no, hanno sancito con l’articolo 46, anche se in modo generico, una piccola ripresa del principio partecipativo. Come sappiamo nei successivi sessant’anni tale articolo è rimasto invece lettera morta, mentre reiterate resistenze ad oltranza si scagliavano verso tutti coloro che di tanto in tanto ne proponevano l’applicazione.
Detto questo, tornando ai nostri giorni, ritengo che si possa discutere serenamente e senza preconcetti ideologici di partecipazione. Lo stesso ministro al Welfare Sacconi ne ha parlato nei mesi scorsi al congresso della Cisl sostenendo che: “il momento e' giunto, l'Italia può partecipare alla vita delle imprese e i lavoratori assumere fino in fondo un livello partecipativo”.
Insomma, dopo gli anni in cui solo gli esponenti del Movimento sociale italiano sostenevano l’istituto partecipativo attraverso una simbolica proposta di legge in parlamento, la logica conseguenza sarebbe che i buoni propositi di testimonianza di ieri oggi si trasformino in fatti dal momento che molti di questi signori stanno seduti sui banchi del governo.
Un governo, tra l’altro, che si ritrova con una maggioranza solida come mai accaduto prima.
Ciò nonostante, ritengo realistico arguire che una riforma di questo genere – la quale andrebbe nella direzione di una fattiva giustizia sociale – sia legata anche alle sorti del neonato Popolo delle Libertà. Fintantoché il Pdl non assumerà le vesti di un partito vero, non di novecentesca memoria per carità, ma all’interno del quale la partecipazione movimentista sia il reale motore trainante, credo sia facile prevedere che anche durante questa legislatura le parole di Sacconi rimarranno lettera morta.
Tuttavia, non è neanche da escludere che possa essere proprio il “decisionismo” che contraddistingue l’attuale governo Berlusconi a porre nel rilievo dell’agenda questa questione; ovviamente molto dipenderà dal Cavaliere e dal suo convincimento sulla opportunità di una riforma di questo genere.
Concludendo c’è da sperare che dall’attuale condizione di recessione economica si possa uscire con un reale spirito innovatore, non solo prendendo atto convintamente che è stato il “mercatismo” a produrre i guasti della società economica occidentale, ma che da questa situazione di degrado materiale - e aggiungo spirituale - nasca un vero e proprio laboratorio di idee e di proposte per edificare un sistema economico libero come sociale, dell’impresa come del lavoro, e per questo partecipativo: vale a dire propedeutico ad una nuova civiltà del lavoro dove al centro di tutto ci sia l’Uomo, mentre il profitto viene subordinato a strumento per il raggiungimento dell’equità sociale.
 
 
Alex Cioni
venerdì, agosto 07, 2009

 

CERIMONIE DELL'ECCIDIO DI SCHIO, INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DELLA MUSSOLINI

Detto, fatto e l’esponente scledense del PdL Alex Cioni ha ottenuto quanto chiesto all’on. Alessandra Mussolini: un’interrogazione a risposta scritta al ministro degli Interni Roberto Maroni per ottenere chiarimenti sul comportamento delle forze dell’ordine a Schio domenica 5 luglio, nella commemorazione dell’Eccidio partigiano del 7 luglio ’45 (costato la vita a 54 persone) promossa dal gruppo di destra “Italiani che non scordano”. Commemorazione che doveva svolgersi in una decina di minuti, a partire dalle 11, con una passeggiata di 300 metri da piazza Rossi fino alla biblioteca di via Baratto per la deposizione di un mazzo di fiori da parte di venticinque persone.
      Così non è stato, perché la presenza davanti alla biblioteca di una ventina di simpatizzanti di Rifondazione comunista, campeggiati del candidato sindaco Roberto Fogagnoli, ha bloccato la cerimonia che si è svolta dalle 12,30 per gruppi scaglionati di quattro persone, controllati da carabinieri e funzionari della Questura.
      Sul comportamento degli uomini delle forze dell’ordine è scaturita l’interrogazione, depositata il 30 luglio alla Camera dei deputati e protocollata con il n. 4-03878. “Su mio invito è stata presentata dall’onorevole Mussolini del PdL un’interrogazione al ministro degli Interni per chiedere - spiega Cioni - chiarimenti sul comportamento tenuto dalle forze dell’ordine, che non hanno garantito, come assicurato precedentemente, la regolare deposizione dei fiori, lasciando campo libero a un gruppetto di provocatori comunisti.  Fogagnoli e i suoi hanno dato vita a una manifestazione non autorizzata che a nostro parere deve essere sanzionata come previsto dal Testo unico delle leggi di Pubblica sicurezza. Mi preme altresì sottolineare che non era previsto nessun corteo, ma solo un breve cerimoniale davanti al portone della biblioteca. Senza simboli o stendardi”.
      Il testo dell’interrogazione depositata alla Camera: “Come emerso da numerose testimonianze il 5 luglio 2009 un gruppo di cittadini di Schio (Vicenza) composto da circa venticinque persone, in accordo con le autorità di polizia, si è recato presso le ex carceri per ricordare attraverso la deposizione di un mazzo di fiori le 54 vittime dell'eccidio comunista. Non erano previsti cortei o esposizione di simboli ma solo la deposizione dei fiori e un minuto di silenzio. A causa della presenza di circa venti persone autodefinitesi comunisti, le forze dell'ordine hanno vietato alla delegazione di portare i fiori, permettendo l'ingresso di sole quattro persone e adducendo quale motivazione problemi di ordine pubblico, mentre i provocatori cantavano canzoni partigiane poco distanti dal portone, ove erano deposti i fiori. Appare evidente come a subire ingiustificate restrizioni siano stati i cittadini che hanno rispettato tutte le procedure previste per l'organizzazione della loro pacifica iniziativa, Chiedo se il ministro sia a conoscenza dei fatti e quali iniziative intende prendere al fine di tutelare le manifestazioni regolarmente segnalate e verificare come mai nel caso specifico non siano stati allontanati i disturbatori a scapito dei manifestanti autorizzati”.
     

Il Gazzettino del Nord Est - 07.08.09 - Vittorino Bernardi

giovedì, agosto 06, 2009

Berlusconi fa da garante tra Ankara e Mosca nell'azione strategica del South Stream

 ECCO PERCHE' LO ODIANO

 

     (Agi) Oggi ad Ankara il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, parteciperà alla cerimonia della firma di importanti accordi di cooperazione nel settore energetico tra la Federazione Russa e la Turchia. La partecipazione turca nel gasdotto South Stream, di cui Eni è partner principale, permetterà il transito attraverso le acque turche del Mar Nero. Lo rende noto un comunicato di Palazzo Chigi.
Si tratta - prosegue la nota - di un successo personale del Presidente del Consiglio che sin dalla conferenza di Soci ha premuto per realizzare in tempi brevi la nuova infrastruttura
che garantisce ulteriormente la sicurezza energetica europea.


Il successo di South Stream, che anticipa la soluzione Nabucco, strategica per il partito anglo-israelo-americano è uno dei principali fattori di tensione internazionale. La scelta berlusconiana di collegarsi a Putin, oltre agli interessi di Sky, spiega i complotti del partito di Murdoch e De Benedetti in atto oggi in Italia.

lunedì, agosto 03, 2009

 

La crociata gossip di certi media contro Berlusconi era solo fumo per coprire i veri responsabili

LA TANGENTOPOLI BARESE E' ROSA-SHOCKING

 

A Bari sono stati sequestrati i bilanci di Pd, Socialisti, Prc, Sinistra e Libertà e Lista Emiliano. Dall'inchiesta sugli appalti pubblici della sanità pugliese erano emersi intrecci di droga, escort, festini, mafia e politica. Per fare fumo si è tirato in ballo il Berlusconi donnaiolo. Tra manager delle Asl pugliesi, dirigenti della regione e politici sono circa 20 gli indagati, tra loro l'ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco, ora senatore del Pd. Le ipotesi di reato sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, alla concussione, al falso, alla truffa; per alcuni reati si ipotizza l'aggravante di aver favorito un'associazione mafiosa. Vedremo ora come il centro sinistra affronterà questa questione morale e come reagirà Di Pietro. Sopratutto vedremo a chi farà le sue "domande" il quotidiano "Repubblica".

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sabato, agosto 01, 2009

MUSSOLINI, PRESENTATA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE A MARONI SUI FATTI DEL 5 LUGLIO AVVENUTI A SCHIO A MARGINE DELL'ANNIVERSARIO DELL'ECCIDIO COMUNISTA


Al Ministro dell'interno. Per sapere - premesso che: come emerso da numerose testimonianze, il 5 luglio 2009 un gruppo di cittadini di Schio (Vicenza) composto da circa venticinque persone, in accordo con le autorità di Polizia, si è recato presso le ex carceri di Schio per ricordare attraverso la deposizione di un mazzo di fiori, le 54 vittime dell'eccidio comunista. Non erano previsti cortei o esposizione di simboli ma solo la deposizione dei fiori ed un minuto di silenzio;

a causa di una presenza di circa venti persone autodefinitesi «comunisti», le forze dell'ordine hanno vietato alla delegazione di portare i fiori permettendo l'ingresso di sole quattro persone e adducendo quale motivazione problemi di ordine pubblico, mentre i provocatori cantavano canzoni partigiane poco distanti dal portone ove venivano deposti i fiori;

appare evidente come a subire ingiustificate restrizioni siano stati i cittadini che hanno rispettato tutte le procedure previste per l'organizzazione della loro pacifica iniziativa -:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti e quali iniziative intende prendere al fine di tutelare le manifestazioni regolarmente segnalate e verificare come mai nel caso specifico non siano stati allontanati i disturbatori a scapito dei manifestanti autorizzati. (4-03878)
sabato, agosto 01, 2009

A New York i barboni e gli stranieri senza lavoro o domicilio vengono rimpatriati.

ESPULSIONI, MA DEMOCRATICHE

Biglietto di sola andata a spese del Comune per rispedire in patria gli stranieri con permesso di soggiorno ma senza reale domicilio a New York. Lo ha deciso il sindaco Michael Bloomberg, per << liberarsi >> dei tanti senza fissa dimora d'origine straniera e delle loro famiglie. Secondo il New York Times la << generosa >> Grande Mela potrà risparmiare così le spese di alloggio che costano alla città 36mila dollari l'anno per gni nucleo familiare. Ah, Bloomberg, israelita, è un liberal a tutto tondo: ricco, abortista, pro-gay, già democratico, ora repubblicano, portabandiera della società multiculturale.

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lunedì, luglio 27, 2009

PELLEGRINI, L'EXTRATERRESTRE HA BATTUTO PURE SE STESSA

Roma - «Ho una bestia di figlia». Un complimento. Sì, certo, un complimento. Più bello di una medaglia d’oro. Vien dal cuore di mamma. Per noi è la bella, per lei è la bestia. Ma suvvia, mamma Pellegrini la pensa come tutti: Federica è tornata sirena. Anzi serena. E ha scoperto un altro mondo dove essere regina. È finita la guerriglia nella savana dei suoi tormenti, è chiusa la storia delle angosce che la lasciavano senza respiro. Federica Pellegrini oggi è campionessa dei 400 stile libero, come un anno fa lo è stata dei 200 sl a Pechino. Ma stavolta c’è qualcosa di più, ha battuto tre avversari, non solo le compagne di vasca, le due inglesi (Jackson e Adlington) che le hanno reso vita relativamente difficile. In realtà, questi 400 hanno avuto una sola padrona dal primo all’ultimo metro e il record del mondo ha presto capito di avere i secondi contati. Federica ha scardinato tutti, compreso il muro dei quattro minuti. Quando si abbatte un muro dello sport tutto fa più fragore, sensazione, cambia il volto di una storia. Oggi, in questa epoca di costumi che rendono tarocchi i tempi, la Pellegrini ha saputo sfruttare l’opportunità: ha parlato il suo Io da campionessa e il SuperIo di una ragazza ventunenne che ha voglia di combattere contro il mondo e «contro quelli dietro le quinte», ha raccontato mettendo un pizzico di veleno nella coda della medaglia. Pellegrini superwoman? Suo fratello l’ha ridefinita «Aliena». Il papà ha pianto. Alberto Castagnetti, il tecnico, pure. Il medico ha sorriso perché, anche stavolta, Federica ha dovuto sconfiggere i fantasmi che l’hanno presa per il collo a qualche ora dalla gara. Altre volte mancava il respiro. Ieri ha sentito addosso la febbre. Ha pure pianto. Avversario infido. I 400 sl erano diventati una montagna e un burrone, un macigno e una valanga, un buco nero e una sorta di sabbie mobili. Ma ieri Superwoman ha giocato pesante. È stata brava e coraggiosa, decisa come nel dare certe risposte al vetriolo. Aveva in testa una rivincita da quel pomeriggio disastroso a Pechino: perse malamente i 400 sl, ne sentì di ogni sorta dietro le spalle, capì anche gli errori. È passato solo un anno, ma ne ha fatta di strada. E ieri ha sconfitto il ricordo, i fantasmi e la maledizione che le ha riempito la testa. Eccoli i tre avversari, molto più duri degli otto record del mondo battuti in carriera. Il primo due anni fa a Melbourne nei 200 sl, ma durò lo spazio di una notte. Gli altri hanno avuto più spessore, gli ultimi hanno la faccia d’aver vita lunga. A 21 anni Federica è diventata una delle campionesse dal pedigree più nobile e completo del nostro sport, ritroviamo una regina mondiale del nuoto 36 anni dopo Novella Calligaris. Come Novella, Federica è una ragazza dentro lo sport e dentro la vita, figlia di questo tempo come Novella lo fu del suo. Tutte e due con l’animo della primadonna. Novella tenace, spigolosa e grintosa. Federica forse più morbida nei rapporti, ma di ferro nel gestire l’ambizione. Due mesi fa chiese a una sua compagna di rimetterla sui blocchi dei 400, nel caso le fosse venuto in mente di scenderne per la solita paura. Ieri ci ha riprovato. Ma stavolta ha chiesto aiuto a un’altra amica: si chiama Federica. Le ha detto: se molli, non ti riconosco più. Ce l’ha fatta. È partita eppoi si è sentito un fragore, un muro sbriciolato, l’urlo, l’inno, il tintinnare felice del sorriso di una ragazza di ventuno anni. Ragazza d’oro? Sì, ragazza tutta d’oro. Fino al prossimo muso lungo.

Il Giornale

Argento per Cagnotto e Dallape Mondiali Nuoto Roma 2009

MONDIALI DI NUOTO: ARGENTO PER LA COPPIA CAGNOTTO - DALLAPE'

e Francesca Dallapè sono state le protagoniste di una splendida gara nei tuffi sincro dal trampolino 3 metri che gli ha permesso di ottenere una meritata medaglia d’argento, meglio di loro hanno fatto soltanto le cinesi Guo Jingjing e Wu Minxia (due volte campionesse olimpiche e al quarto trionfo mondiale in coppia), medaglia d’oro con solo 19 punti di vantaggio sulle italiane.

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giovedì, luglio 23, 2009

 BLOCCO IMMIGRAZIONE CLANDESTINA: QUALE NORMA PREFERISCI?

- cliccare sull'immagine -

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mercoledì, luglio 15, 2009

Si può essere contrari alla guerra in Afghanistan ma onorare Alessandro Di Lisio e ammirare i soldati

VEDIAMO DI CAPIRCI

Non confondiamo sempre tutto e leggiamola su ogni piano.

Piano generale:
è una guerra fatta a sostegno dell'oppio e dei signori dell'oppio nonché a difesa del controllo occidentale di rotte strategiche internazionalmente contese. Va da sé che è una guerra sballata.
Piano statalistico:
Berlusconi, come Prodi o D'Alema (non c'è in questo differenza) mantiene una presenza. Dal punto di vista "assoluto" ha(nno) torto perché noi vorremmo un'azione anti-imperialista. Dal punto di vista della real-politik di un piccolo satellite la cosa è un po' diversa. Non solo perché più ci si ritira meno briciole si ottengono ma perché si perderebbe anche quel minimo di considerazione internazionale che, ad esempio, ci rende interlocutori tra Russia e Ue e in parte tra Russia e Usa. Per acquisire peso Cavour inviò le truppe a farsi massacrare nella sbagliatissima guerra di Crimea. La guerra fu sbagliatisssima ma per le mire piemontesi ebbe un senso ed è passata alla storia per questo. Certamente le cose stanno un po' diversamente ma si deve tener conto anche di ciò.
Da che mondo è mondo la politica si fa anche così. Il fatto che non sia la nostra politica non significa automaticamente che sia solo servilismo; c'è anche un minimo di pragmatismo. C'era con Prodi e c'è adesso.
Piano ideale:
è sbagliato immischiarci negli affari afghani ed è giusto favorire l'autodeterminazione. Lo sostengo e lo sottolineo, a patto però di non farne un'astrazione idologica perché altrimenti, per estensione, diventa sbagliato anche l'Impero Romano, il Barbarossa aveva torto e i tedeschi pure. Inoltre non dimentichiamoci che la "decolonizzazione" ha fatto più danni al Terzo Mondo di quanti ne fece il colonialismo e che ha portato, per dinamica compensativa, all'invasione europea da parte degli immigrati. La natura e la storia non accettano il vuoto. Sono le nostre astrazioni ideologiche che producono cristalli immaginari ma si rivelano spesso vuote. Non è la stessa cosa perseguire, concretamente, la nascita di un polo internazionale alternativo, come ai tempi di Nasser e Peron e tifare per una sorta di "fronte del sud" contro l'occidente. Un meno non è un più: sovente il nostro posizionamento risente dell'incapacità di cogliere i mutamenti che si sono verificati. Per me è molto più importante operare sul fronte delle "relazioni di potenza" e verso un rafforzamento euro-russo che tenga conto delle autodeterminazioni che non accettare la versione di lotta di classe rivista e corretta nel piano dei conflitti internazionali. E che si rivela poi irrealistica in quanto quasi ovunque le faide sono tali che gli schieramenti sono più immaginari che reali.
Piano di potenza:
i popoli dominanti spesso si fanno menar per il naso (per gli inglesi è accaduto sovente in quest'ultimo secolo) ma si distinguono dai popoli dominati per il loro saper fare quadrato comunque sulle emozioni basilari (il loro esercito, la loro bandiera, il loro marchio). Si guardi per esempio ai giapponesi.
Sono i dominati che premettono le considerazioni e i sentimentalismi ai sentimenti forti. Si può ribattere che chi lo fa è più intelligente ma questo può valere a livello d'individui o di piccoli gruppi, quando ci si allarga a livelli di popolo l'assunto si rovescia e si scopre che è spesso molto sciocco essere "intelligenti".
Piano strettamente politico:
l'approccio alla questione afghana dovrebbe tener conto di tutto quanto precedentemente espresso ed esprimere una soluzione alternativa e non una sorta di puntiglio ideologico para-pacifista come abbiamo preso l'abitudine a fare, magari senza rendercene conto, nell'ultimo trentennio.
Piano esistenziale:
che dovrebbe precedere tutti gli altri. Chi cade in guerra non va stimato secondo per chi o per che cosa abbia fatto la guerra. Vale per tutti, anche per i nemici valorosi; sono demenze bibliche estese fino al comunismo che inducono a odiare o a disprezzare gli uomini che non fanno le stesse scelte di campo di chi li giudica. Questo non solo non lo condivido ma lo rigetto.
Il soldato va onorato non per le ragioni per cui è andato in guerra o per chi si nutre vampiristicamente del suo sangue ma per la scelta di vita e di morte che ha compiuto. Vale per i soldati e valeva per i mercenari.
E non regge il fatto di dire che si stanno additando proprio i vampiri. Esistono vari piani e vari momenti nella vita e nella morte. Chi parte per la guerra, parte per la guerra e chi cade, cade. Mettere l'accento su chi ha profittato della sua morte inconsapevolmente svaluta IL gesto (perché è l'unico davvero che conta in una vita) ed è lesivo. Chi muore in guerra muore in guerra perché ha scelto di fare il soldato e di andare in guerra, non per chi approfitta del suo sacrificio. E' centrale tenerlo a mente, sia da un punto di vista di gerarchia valoriale sia da quello di analisi politica. Se non lo si facesse si dimenticherebbe la sfera del sacro e si sarebbe, comunque, alter/comunisti o alter/liberali. Cosa che avviene sovente.
Per questo sono più che convinto che i tempi e i modi dell'imprescindibile critica alla missione afghana dovrebbero essere diversi e che non dovremmo  lasciarci invischiare dal sensazionalismo di oggi. Il cosa (ovvero la critica alla misisone in Afghanistan) è fuori discussione, quello che va rivisto è il come ma è proprio il come che esprime la qualità, la specifictà, il modo di pensare, di sentire. E' il come che ci qualifica e ci differenzia.
E torniamo al punto per me cardinale: siamo stati infettatati dalla contiguità con ideologie estranee e dobbiamo praticare una completa rivoluzione culturale fascista.

Gabriele Adinolfi

Chi sono

Utente: scledum
Nome: COMUNITA' MILITANTE VICENZA - NUCLEO "FRANCO ASCHIERI" Contatto: azionesocialevicenza@yahoo.it - 339/4355919
"C'è in Italia un po' di gente, gente giovane - e cominciano ormai a conoscersi e a contarsi - che non si sente nata a far da fedelissimo a nessuno; che saggia, sonda, sposta la visuale, rasenta a volte l'eresia, e preferisce lo sbagliarsi al dondolarsi tra gli agevoli schemi; che parla un linguaggio proprio, e ha proprie e ben riconoscibili idee; che considera il presente unicamente in funzione del futuro; che ha buone gambe e una tremenda voglia di camminare". (Berto Ricci)


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